Intorno a noi - Hotel Posta Siracusa 3 stelle sul mare - Albergo Hotel Ortigia
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Intorno a noi

Una volta lasciate le valigie in Hotel, questo è il Tour che l’Hotel Posta consiglia a chi ha poco tempo ma non vuole perdersi i luoghi più belli di Ortigia.

MERCATO DI ORTIGIA

Appena usciti dall’Hotel non si può mancare la visita alle bancarelle del mercato, dove i venditori descrivono i loro prodotti cantando nenie in lingua locale, con un accento buffo e folcloristico. Sembra essere immersi in una tipica souk araba.

Qui possiamo ammirare le bancarelle colme di vivande come ortaggi, carni, latticini, legumi ma soprattutto pesci, frutti di mare e vari prodotti ittici, le cui bancarelle corrispondenti alle attigue botteghe (appartenenti a svariate famiglie di pescatori abbastanza note a Siracusa e in provincia), ma soprattutto le cosiddette “Vanniate” (grida) di coloro che devono venderlo, portano il turista in un’atmosfera molto lontana dalla fredda modernità di oggi, quando i prodotti erano veramente genuini e venivano venduti folcloristicamente alla gente che, attratta dalle grida del “Principale” (colui che aveva in gestione la bancarella, ossia ne era il “capo” o “padrone”) o dei cosiddetti “Picciotti” (letteralmente significa “Ragazzi”, ma indica coloro che, assieme al “Principale”, gestivano la bancarella; di solito erano soci o parenti di quest’ultimo) oppure dai “Iarzuni” (il significato letterale è “Garzone”, ma indica coloro che lavoravano per il “Principale” o per i “Picciotti”), accorrevano per comprare le vivande (genuine e senza dubbio più saporite e naturali di quelle che si comprano nei moderni centri commerciali) che la terra o il mare dava con il sacrificio di chi lavorava duramente per sfamare le proprie famiglie.

Tutto questo avviene ancora qui in questo mercato e nei tanti altri mercati giornalieri, settimanali o quindicinali (che si tengono ogni 15 giorni) nei centri della provincia aretusea.

Da non perdere una colazione o aperitivo/spuntino dai Fratelli Burgio o al Caseificio Borderi. 

TEMPIO DI APOLLO

Il tempio, risalente ai primi anni del VI secolo a.C.- se non agli ultimi del precedente – , è certamente il più vetusto tempio dorico della Sicilia. Rivela la propria arcaicità nella forma dell’echino – amplissimo -, nella considerevole altezza dell’architrave – ben m. 2,15 -, negli intercolumni strettissimi ed irregolari: questo ha comportato la quasi impossibilità di applicare le ferree leggi dell’euritmia tra i triglifi e gli assi delle colonne. La sua caratteristica principale, da qui anche la sua importanza, è l’essere stato il primo tempio con peristasi – sequenza del crepidoma, colonne ed epistilio – lapidea. L’avere innalzato delle colonne in pietra fu un evento davvero eccezionale, tanto da essere sottolineato nell’iscrizione dedicatoria; nel lato Est della krepis leggiamo infatti: Cleomenes, figlio di Cneidieides, fece ad Apollo (il tempio) ed Ep icle (fece) le colonne: è un bel lavoro. Tuttavia la fiducia sulla capacità di resistenza della pietra era molto limitata; dal brandello di architrave che poggia superstite sulle colonne ci accorgiamo che era fatto a “L”: dentro correva una robusta anima in legno. Quello che immediatamente ci appare alla vista è la parte posteriore dell’edificio, poiché i templi greci avevano il prospetto rivolto ad Oriente. Oggi non rimangono che due colonne e pochi altri resti a testimoniarne la monumentalità.

PIAZZA ARCHIMEDE

Piazza Archimede di Siracusa è un’affascinante piazza su cui si affacciano palazzi che riassumono tutta la storia siciliana, dal Medioevo al Barocco. Al centro della piazza spicca la bella fontana di Diana dello scultore Giulio Moschetti del 1906 che narra la leggenda di Aretusa, raffigurata nell’atto di fuggire da Alfeo che cerca di afferrarla. I palazzi che vi si affacciano ripercorrono idealmente tutta la storia dell’isola, dal Medioevo ai nostri giorni. In senso orario incontriamo il palazzo del Banco di Sicilia, del 1928 caratterizzato da un portale incorniciato da semi colonne bugnate e da un secondo ordine scandito da paraste ioniche. A Est vi è il palazzo Pupillo (1773 – 1800), con il prospetto leggermente convesso, irregolare rispetto all’asse stradale via Roma – via Dione. L’incrocio con le vie della Maestranza e Roma è caratterizzato dall’originale cantonale di palazzo Interlandi Pizzuti, sorto sull’area del palazzo Landolina. Segue il palazzo Gargallo di fondazione seicentesca. Deve il suo attuale aspetto, con la ricca decorazione in stucco, ai rimaneggiamenti degli anni 1895 – 1899. Contiguo è il palazzo Lanza – Bucceri – in origine Platamone di cui conserva ancora gli stemmi sui capitelli delle colonnine. Il palazzo della Banca d’Italia (o dell’orologio) – costruzione quattrocentesca, rifatta negli anni ’50 – chiude il quarto lato della piazza.

PIAZZA DUOMO

Piazza Duomo di Siracusa, di forma semiellittica e dominata dalle facciate imponenti di questi palazzi nobiliari e da quelle barocche del Duomo e della chiesa di Santa Lucia alla Badia, è fortemente suggestiva, ed è fra le più belle d’Italia. La splendida Cattedrale, recentemente restaurata, è integrata nell’antichissima struttura del tempio di Atena del IV sec. A.C., di cui sono ancor oggi visibili le colonne doriche. Il tempio di Atena, di ordine dorico fu eretto nel V sec A.C. dal Tiranno Gelone, in seguito alla vittoria contro i Cartaginesi nella battaglia di Imera.

L’Athenaion era esastilo (sei colonne in facciata) periptero (le colonne circondavano la cella su tutti e quattro i lati), con 14 colonne sui lati lunghi. Il frontone recava il grande scudo della dea in bronzo dorato.

FONTE ARETUSA

La fonte Aretusa, cantata da molti poeti, tra cui Virgilio, Pindaro, Ovidio, Milton, André Gide, D’Annunzio,  è una sorgente di acqua dolce che sgorga da una grotta a pochi metri dal mare, simbolo di Siracusa sin dai tempi antichi.Il mito di Aretusa, ninfa tutelare dei siracusani (per questo detti “aretusei”), testimonia il profondo legame fra le colonie greche e il paese d’origine accorciando, secondo il sentimento popolare, le distanze tra la Grecia e Siracusa.Aretusa, ancella della dea della caccia Artemide, fu vista dal dio fluviale Alfeo (figlio di Oceano) che se ne innamorò e tentò di sedurla contro la sua volontà. Per salvarsi Aretusa fuggì in Sicilia, dove Artemide la tramutò in una fonte nei pressi del porto di Siracusa, ad Ortigia (sacra ad Artemide).

Zeus, commosso, mutò Alfeo in un fiume della Grecia, vicino ad Olimpia, permettendogli così di raggiungere Aretusa scorrendo sottoterra. Ancora oggi sul lungomare Alfeo ad Ortigia, nei pressi della celebre fonte, sgorga una sorgente detta l’Occhio della Zillica, che la tradizione popolare ha identificato nell’innamorato Alfeo.

CASTELLO MANIACE

Antico Castello Svevo risalente all’età Federiciana, sito sulla punta estrema dell’isola di Ortigia, recentemente restaurato e aperto al pubblico. Il maniero è chiamato Castello Maniace da Giorgio Maniace, un generale bizantino che nel 1038 d.C. riconquistò per breve periodo la città dagli Arabi e portò in dono due arieti bronzei ellenistici, che poi vennero posti all’entrata del forte da lui fatto edificare. In realtà si tratta di un Castello Svevo che sorge sulla punta estrema dell’isola di Ortigia, a difesa del porto naturale, il cosiddetto “Porto Grande” di Siracusa, realizzato dall’architetto Riccardo la Lentini tra il 1232 ed il 1240 su incarico di Federico II. Nel 1288 il re Pietro III d’Aragona vi dimorò con la famiglia. Il Castello faceva parte di un sistema di castelli e torri distribuiti lungo le coste a difesa della Sicilia e si presenta come una poderosa struttura di 51 metri per lato con le sue quattro torri cilindriche agli angoli, in cui i caratteri federiciani si fondono con modelli di cultura araba e bizantina.Nella parte ovest vi è il portale d’ingresso con un bellissimo arco ad ogiva, sormontato dallo stemma imperiale di Carlo V (secolo XVI) raffigurante un’aquila a due teste. Ai lati del portale, poggiati su mensole, si trovavano i due arieti bronzei; uno di essi è oggi conservato al museo archeologico di Palermo, l’altro è andato perduto o distrutto nel 1848. Nei pressi della torre ovest si trova il cosiddetto Bagno della Regina: un ambiente sulle cui dimensioni ed utilizzo molto si è fantasticato. Si narrava che fosse spazioso ed adorno di marmi, con sedili e vasche ma altro non è che una fonte di approvvigionamento idrico del castello, che sfrutta una delle sorgenti di acqua dolce delle quali un tempo era ricca Ortigia. Oggi è in corso un lungo restauro è possibile però entrare e fare il periplo del castello e godere di una splendida vista sul porto grande.

Ad oggi il Castello è chiuso per restauri ma è possibile visitare l’esterno, facendo il giro delle mura, ammirando nel contempo una splendida vista sul porto grande di Siracusa.

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